
Radicofani, 6 luglio 2025. Siamo ai confini della famosissima Val d’Orcia e dal centro storico del paese da un lato si può ammirare il Monte Amiata, antico vulcano in terra toscana, con la nuvoletta che sempre accompagna quello che millenni fa doveva esserne il cratere, dall’altro si gode di un’ampia panoramica sulla meno nota Val di Paglia, dal nome dell’omonimo fiume che l’attraversa. Questa zona caratterizzata da colline ondulate con le classiche file di cipressi che niente hanno da invidiare alla sorella Val d’Orcia, patrimonio UNESCO, si trova nel profondo sud della Toscana, proprio prima di entrare in Lazio, e fa parte di quella che è conosciuta come Maremma Toscana (per distinguerla, dalla Maremma Laziale, dove si trova invece una terra altrettanto affascinante, la Tuscia).
Ma non perdiamoci e riprendiamo il filo. Radicofani. Sono arrivata da poco più di un mese in Maremma, per viverci e non in vacanza, quindi sono in piena fase esplorativa. Sono affascinata dalla sua natura ancora selvaggia, se mi passate il termine, visto che in Italia si fatica a pensare a qualcosa di selvaggio. Eppure la Maremma, o almeno questa sua parte legata al Monte Amiata, in questo centro Italia così organizzato e “ripulito” mi dà la sensazione che lo sia. E lo dico come una nota positiva, per quanto mi riguarda. So che il turismo arriverà anche qui, in realtà è già arrivato ma è un turismo selettivo e in generale rispettoso. Quello che mi spaventa è il turismo massivo, che ho conosciuto nelle città dove ho vissuto prima di arrivare qui: indifferente alle peculiarità del posto, desideroso solo di omologazione e di apporre l’ennesima bandierina su una mappa virtuale dei luoghi del mondo visitati.
Di nuovo, mi sto disperdendo! Insomma, dopo ristrutturazioni di casa e tentativi di dare vita a un piccolo orto-giardino, complice la temperatura un po’ più mite – anche qui evidentemente è arrivato il riscaldamento climatico, per cui forse tutto sommato è una terra meno selvaggia di quanto mi piaccia immaginare! -, mi sono avventurata un po’ più in là della mia nuova provincia, Grosseto, e sono rientrata in terra senese: è un tentativo di rientrare nel mondo reale, visto che vivo assorta nella mia vita contemplativa e contadina, senza TV, con internet sì, ma priva di quegli stimoli che solo riesco ad avere dall’incontro di persone al di fuori della mia cerchia solita, possibilmente di persona.

Gli incontri di questa domenica sono legati a un festival, La Posta Letteraria, che si svolge da qualche anno e con un discreto successo direi, vista la partecipazione di giornalisti di un certo livello per intervistare gli autori dei libri presentati. La location – lo so, da insegnante di italiano questi anglicismi potrei risparmiarmeli ma, devo ammetterlo, di alcune parole inglesi subisco il fascino (si contano sulle dita di una mano) e una di queste è location appunto – è da favola e un po’ risolleva gli spiriti, visto il tenore delle interviste di questa domenica. Mi pare che il filo conduttore della giornata sia la politica internazionale, con pochi accenni, infelici tra l’altro, alla vergognosa situazione italiana per fortuna. Ma la fortuna finisce qui perché sentir parlare di J.D. Vance e compagnia bella non è che si possa dire un momento da ricordare. Eppure mi son sentita, per la prima volta dopo molto tempo, circondata da persone a me estranee ma che in qualche modo affini, che come vogliono, o almeno vorrebbero, districare la matassa di questa realtà che sembra assurda, surreale, ma tristemente è proprio quella che stiamo vivendo.
Ovviamente, ho comprato il libro su J.D. Vance scritto dal giornalista Franco Bechis, intervistato da un simpatico Enrico Mentana: non so se riuscirò a leggerlo, sono un’inguaribile bibliomane che continua a comprare libri che rimangono a lungo in attesa di essere aperti. Quel che è certo, mi sono incuriosita tantissimo, mi sono sentita di nuovo stimolata a dire la mia, a non lasciarmi sopraffare dalla disperazione e dalla rabbia del momento e a cercare il mio modo di prendere parte – anche se nel mio piccolo – alla società. Senza abbandonare la mia ricerca personale che solo so di poter fare a contatto con la natura e lontana dalla grande città, che per anni mi ha illusoriamente fatta sentire viva.

Una volta che avrò letto il libro forse ne riparliamo. Invece dicevo della location – perdonatemi l’uso abuso, non lo farò più, lo prometto! -, il Bosco Isabella. E qua entra in gioco una mia grandissima passione che è la storia. Cerco info su questo boschetto che scopro essere stato creato ad hoc da un notabile locale di nome Odoardo Luchini, il quale lo ha intitolato alla moglie, appunto Isabella. Tra le informazioni trovate, due mi colpiscono: questo spazio verde viene definito un giardino romantico-esoterico, perché presenta vari rimandi e simboli della massoneria. L’altro aspetto è il personaggio storico di Odoardo Luchini, giurista e politico italiano, ma prima di tutto garibaldino e promotore dei diritti delle donne in quello che sarà il nuovo Regno d’Italia. Andando più a fondo scopro che la sua era comunque una visione molto annacquata dei diritti delle donne, che non prevedeva nessuna emancipazione femminile concreta. Ma di sicuro un personaggio emblematico ai tempi del Risorgimento italiano, tema che sto cercando di approcciare nelle mie lezioni con studenti interessati alla storia italiana.
Tutto sommato, nell’arco di un soleggiato ma finalmente fresco pomeriggio domenicale ho assorbito tantissimi stimoli, dopo un periodo piuttosto lungo che potrei quasi definire di ritiro dal mondo o comunque di poca voglia di uscire dal guscio che mi sono in qualche modo creata intorno, fatto di natura, con i miei gatti e il mio rifugio al riparo delle montagne. Con moderazione, senza la frenesia che mi ha contraddistinto fino a poco tempo fa, ritorno a comunicare e confrontarmi, cercando di non perdere quel po’ di equilibrio che credo – spero – di aver raggiunto. D’altra parte un lato di me brama comunicare ed esserci, non far finta di nulla, non essere indifferente, ma prendere posizione. Anche, o forse soprattutto, quando il mondo in questo momento è quello folle prospettato ieri dagli ospiti de La Posta Letteraria.

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